Newsletter n.14/2012 – Rassegna Stampa
di Elena Cesari
Accogliendo il ricorso presentato da Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione) e dalla Fondazione Guido Piccini, con il sostegno della camera del Lavoro, il Tribunale di Brescia ha riconosciuto la natura discriminatoria dell’ordinanza del Sindaco di Chiari, Sandro Mazzatorta, che “obbligava gli immigrati intenzionati a convolare a nozze a presentare il permesso di soggiorno”: Nozze tra stranieri. È discriminatorio volere il permesso di soggiorno (Corriere Milano, 12/4). L’ordinanza era stata emanata in aperta sfida nei confronti della sentenza n°245/2011 della Corte Costituzionale, che dichiarava illegittima la richiesta dell’esibizioni del titolo di soggiorno ai fini delle pubblicazioni e del matrimonio in Italia. Contrarre matrimonio è infatti un diritto umano fondamentale e come tale inalienabile. Alcuni quotidiani regionali danno notizia della sentenza con titoli fuorvianti, riprendendo la parola clandestino, giuridicamente priva di fondamento: Via alle nozze per i clandestini (Giornale Brescia, 12/4) e Mazzatorta all’attacco “Ma quale discriminazione? No a nozze per clandestini” (Giorno Milano, 13/4). Un’altra sentenza, emessa dal Tribunale civile di Milano, ha rigettato il ricorso contro il Ministero dell’Istruzione presentato dai genitori dei bambini che quest’anno non hanno potuto frequentare la prima elementare nella scuola di via Paravia. La classe era stata soppressa dal Provveditorato perché superava il tetto del 30 per cento di stranieri a sezione, previsto dal decreto Gelmini: Il giudice boccia la classe multietnica. “Chiuderla non è discriminatorio” (Repubblica Milano, 13/4). I legali dei genitori stanno già valutando se ricorrere. L’avvocato Alberto Guariso di Asgi sottolinea il fatto che il Provveditorato ha basato le sue scelte solamente sulla cittadinanza dei bambini, senza verificare le loro effettive competenze linguistiche e i loro bisogni. Così Diana Marchi (Pd): “La sentenza dice anche che la soppressione della classe riguarda sia gli italiani che gli stranieri: ma in quella zona la stragrande maggioranza degli abitanti non è italiana. Cosa facciamo, chiudiamo tutte le scuole nei quartieri a forte presenza di immigrati?”. Non è mai stato in Serbia. È nato e cresciuto in Italia e a Belgrado non conosce nessuno. Ma è stato espulso ugualmente: Avvocati denunciano il Cie: espulso rom nato in Italia atto illegale non è clandestino (Giorno Milano, 15/4). Dejan Lazic ha 24 anni e non ha la cittadinanza italiana perché non sapeva di doverla richiedere al compimento dei 18 anni. Lazic si trovava da alcune settimane nel Cie di via Corelli a Milano. Nel decreto di espulsione “viene scritto che il giovane si è sottratto ai controlli alle frontiere, cosa impossibile, dato che è sempre vissuto in Italia”. Uno studio, condotto dal linguista Enzo Caffarelli per l’Associazione nazionale Comuni italiani pubblicato su Anci Rivista, ha fatto emergere la presenza di molti cognomi di origine straniera fra i primi dieci nella classifica dei più diffusi nelle città lombarde. In particolare a Brescia, dove Il signor Singh supera il signor Ferrari (Giornale di Brescia, 18/4), ‘piazzandosi’ al primo posto assoluto. Il quotidiano intervista uno dei tanti Singh della città; Raji Singh, vent’anni, da sette a Brescia, dove lavora in una pizzeria con i genitori e il fratello. Una storia di ordinaria integrazione avvenuta con successo. A Milano il cognome più diffuso, dopo Rossi, è Hu, a testimonianza del radicamento della comunità cinese, stabilitasi in città già nei primi anni 20: Hu scalza il ‘sciur’ Brambilla. È il secondo cognome di Milano (Giorno, 16/4). È un “segno dei tempi” afferma l’assessore Daniela Benelli, e così sembrano pensarla anche Paolo Ferrari e Marco Brambilla, intervistati dai giornali lombardi. Non perde occasione per lanciare l’allarme invece l’ex vice-sindaco Riccardo De Corato (Pdl), secondo il quale: “È in atto un’invasione straniera di Milano. Lo dimostra la classifica dei cognomi ma anche lo studio dell’Ismu, il quale denuncia che il 31 per cento dei reati è commesso da extracomunitari”. Lo studio sui cognomi mostra anche una sorta di ‘sedimentazione’ dell’immigrazione: molte persone con cognome straniero sono ormai da anni, se non da generazioni, italiani. Lo afferma anche Marco Wong, presidente onorario di Ass. Cina: “Oltre al cognome bisognerebbe vedere i nomi: tantissimi saranno italiani”: Matteo Hu, bersagliere «Io mi sento milanese» (Corriere Milano, 17/4). Nato in Italia, Matteo Hu racconta che negli ultimi anni, da quando ha deciso di aprire un’attività, viene discriminato: si sente rispondere che “qui non si affitta a cinesi”. La giornalista Alessandra Coppola sa in questo caso come dare correttamente informazione. Un problema di civiltà, quello della carenza dei parcheggi riservati alle persone con disabilità e dei falsi invalidi, più volte evidenziato da Articolo 3. Questa settimana, tuttavia, alcuni articoli denunciano le lacune nei controlli e soprattutto la discrezionalità delle sanzioni e dei comportamenti dei controllori e delle Istituzioni. Porta disabile all’ospedale e prende una multa. “Ma tutti i posti erano occupati abusivamente” (Giorno Lodi e Pavia, 13/4). L’automobilista, dato che “i posti riservati ai disabili erano occupati in prevalenza da auto senza tagliando”, aveva esposto il tagliando arancione intestato alla persona con disabilità e parcheggiato su un’aiuola “dove non dava fastidio a nessuno”. A seguito della multa, la donna si è rivolta a Federconsumatori, che contesta l’applicazione del Codice della strada in uno spazio privato. Sull’Eco di Bergamo troviamo due denunce in pochi giorni: Disabili e sosta. Ma siamo ancora in una società civile? (12/4) e Se l’auto del Comune occupa il posto dei disabili (18/4). Nel primo articolo, una lettrice fa notare che “è frequente trovare multe sulle auto parcheggiate regolarmente […] con biglietto scaduto e appena dietro, auto sulle strisce pedonali o sui marciapiedi senza nulla”. Comportamenti, questi ultimi, che “mettono a rischio la libera circolazione di pedoni e disabili e anche degli autobus”. Il secondo articolo è una segnalazione di un cittadino, corredata da due foto: un’auto del Comune di Bergamo, senza contrassegno per disabili, parcheggiata in un posteggio riservato e un’altra auto, sempre del Comune, questa volta con contrassegno, parcheggiata a cavallo fra due posteggi riservati, in modo da non lasciare spazio a un’altra vettura. Durante un incontro sull’abbattimento delle barriere architettoniche a Mantova, Mrd (Movimento disabili rinnovamento democratico) ha accusato l’azienda ospedaliera di non essere accessibile a tutte le persone con disabilità: Barriere invalidi, ma il Poma è latitante (Voce di Mantova, 14/4). L’incontro, organizzato dall’Ordine degli architetti di Mantova insieme a Mrd, ha discusso tra l’altro del progetto insediativo di Lago Paiolo, che verrà realizzato proprio davanti all’ingresso del Poma. Un secondo incendio, a distanza di pochi giorni, è divampato in via Bonfadini a Milano (vedi newsletter n°13). A questo punto, il Comune ha messo a disposizione le proprie strutture per fronteggiare l’emergenza e dare alloggio ad un centinaio di persone rom evacuate. “Rintracciare i responsabili e pensare ad un piano di integrazione” sono le due linee lanciate dal sindaco Pisapia: Una casa ai rom “sgomberati” dalle fiamme (Cronacaqui, 17/4), titolo che sa di ‘pulizia etnica’. L’ospitalità (seppur temporanea) alle persone indigenti non piace al Giornale Milano: Dopo gli abusivi delle case Aler il Comune accoglie i rom irregolari. Le baracche di via Bonfadini sono andate a fuoco e per i 120 nomadi è stata fatta intervenire la protezione civile. E i milanesi in difficoltà? (17/4). Gravi le affermazioni di Stefano Bolognini, assessore alla sicurezza della Provincia di Milano: “Per i rom Pisapia dovrebbe fare una sola cosa: sgomberare. […] Sono aree occupate da gente che per vivere ricorre a espedienti criminali o si dedica all’accattonaggio. Non a caso da qualche tempo è aumentata la percezione d’insicurezza dei cittadini: Milano si sta popolando di nomadi”. È stata respinta dal Consiglio Regionale della Lombardia una mozione di censura nei confronti dell’assessore alla sicurezza Romano La Russa. Le dichiarazioni oggetto nella mozione erano quelle rilasciate nel corso della trasmissione La Zanzara, nella quale La Russa aveva affermato che “i gay nella maggior parte sono malati”: Insulti ai gay, niente censura per La Russa (Cronacaqui, 18/4). L’assessore si è detto rispettoso di ogni “tendenza (il corsivo è mio, ndr) sessuale”, ma ha espresso critiche verso “l’ostentazione della propria sessualità”, riferendosi esplicitamente ai gay pride. “L’omosessualità può essere una deviazione a livello psicologico ed è giusto che si sappia che esistono psicologi che hanno permesso di seguire percorsi specifici per passare dall’omosessualità all’eterosessualità”. Infine, l’avvertimento: “La coppia dovrebbe formarsi fra soggetti in grado di procreare, perché quando non ci saranno più coppie etero la nostra società sarà destinata all’estinzione”: Gay, Romano La Russa insiste “Estinti senza coppie etero” (DNews Milano, 18/4). Dichiarazioni a nostro avviso gravissime che da un lato fanno da spalla alle pericolose terapie riparative dell’omosessualità e dall’altro si scagliano contro l’attivismo e il protagonismo di gay, lesbiche e transgender bollando come ostentazione la rivendicazione di diritti e spazi pubblici.
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